Piazze di Spagna

Il sit-in di protesta che ha trasformato la Puerta del Sol madrilena in una sorta di piazza Tahrir iberica ha contagiato anche altre città spagnole dall’estremo nord del paese (Bilbao), alla costa orientale (Barcellona), al sud (Siviglia). I manifestanti del movimento “Democracia Real Ya” sono uomini fra i venti e i trent’anni ancora senza lavoro – il tasso di disoccupazione giovanile ha raggiunto in Spagna il 45 per cento – oppure precari e “mileuristas”, cioè persone che guadagnano, quando va bene, mille euro al mese.
11 AGO 20
Immagine di Piazze di Spagna
Benché l’improvvisa mobilitazione popolare attragga tutta l’attenzione dei media, l’appuntamento cruciale della politica spagnola è fissato per domenica, il giorno in cui si vota per le municipali e per il rinnovo di presidenza e Parlamento in tredici delle diciassette regioni. Questa partita è fondamentale per i socialisti come per i popolari. Il Psoe è in crisi: il premier, José Luis Zapatero, lascerà la leadership prima delle elezioni politiche del 2012; i vertici del partito tentano di tenere nel freezer il tema delle primarie, che vedranno sfidarsi il vicepremier Alfredo Pérez Rubalcaba e la titolare della Difesa, Carme Chacón – ma è probabile che spuntino altri concorrenti prima del voto. Oggi l’obiettivo numero uno del Psoe è evitare il massacro alle urne.
Il Pp – che vola nei sondaggi più per demeriti altrui che per l’effervescenza della proposta politica e del proprio leader, Mariano Rajoy – deve cercare di tradurre in vittorie locali importanti i 15 punti di vantaggio che avrebbe se le politiche fossero oggi. Nelle regioni in cui già governa il Pp (quelle di Madrid e di Valencia, ad esempio) il risultato è già scritto. Altrove saranno determinanti i minipartiti locali, di cui è difficile individuare il peso reale. L’attenzione è puntata sulle realtà in bilico: i comuni di Barcellona e Siviglia e, tra le regioni, le Baleari, le Asturie, l’Aragona e soprattutto l’Estremadura e la Castiglia-La Mancia, che sono la roccaforte del Psoe da trent’anni. I socialisti dovrebbero farcela in Estremadura grazie all’aiuto di Izquierda Unida, movimento di estrema sinistra, mentre l’esito finale nella Mancia è legato a una pugno di voti. Quest’ultima sfida è centrale anche per il Pp, che ha candidato alla presidenza la numero due di Rajoy, María Dolores de Cospedal: una sua sconfitta, specie se altrove si affermassero candidati popolari ostili a Rajoy, potrebbe creare frizioni intestine nei popolari.
Se è vero che il Psoe ha tutto da perdere e rischia una débâcle annichilente, è altrettanto vero che il Pp, costretto dalle aspettative a una vittoria, vedrebbe derubricato a delusione un successo non proprio scintillante. Molti analisti prevedono che la protesta della piazza – che oggi pretende di essere lontana da ogni partito politico e genericamente “antisistema” – potrebbe essere usata dal Psoe per dare tormento ai popolari nel caso di un loro trionfo alle politiche del 2012. Chiunque vincerà quel voto, sarà costretto a raddrizzare l’economia con scelte impopolari: in Spagna il tasso di disoccupazione ha superato il 21 per cento, e il governo ha già dovuto rivedere gli impegni sul welfare per ridurre il rapporto fra deficit e pil dal 9,4 del 2009 al 4,8 di oggi.